Pessima madre

MAMMA TORNA AL LAVORO

Autrice: Martina Melis
Articolo

Aprile 27, 2022

I mesi successivi alla nascita di un bambino sono di solito vissuti come una dimensione fuori dallo spazio e dal tempo.

Si tratta di un periodo sospeso in cui mamma e bambino stanno sempre insieme, in simbiosi.

Le giornate sono scandite a ritmo di poppate, pianti, abbracci, coccole, notti che si confondono con il giorno. 

È come se la diade fosse protetta in un guscio, dove a fare da guardiano c’è il prezioso papà, dove mamma e bambino sono legati indissolubilmente l’uno all’altro.

In questo nuovo equilibrio, che con fatica giorno per giorno si sta costruendo, il pensiero del rientro al lavoro è qualcosa che può essere per la mamma fonte di grande preoccupazione e turbamento.

Il lavoro viene visto come qualcosa che inevitabilmente la porterà a doversi separare dal suo bambino, per creare nuovi equilibri. Ancora una volta, proprio ora che tutto sembrava “filare liscio!”

Il rientro al lavoro dopo la maternità: l’impatto emotivo

A livello emotivo il rientro al lavoro è un tarlo che appesantisce molto e può far generare nella mamma una gran dose di ansia anticipatoria:

“Come andrà?”, “A chi lascerò il bambino?”, “Come farà il mio piccolo senza di me?”

Una mamma può essere combattuta tra una gran voglia di rientrare e rimettersi in gioco, e il senso di colpa per lasciare il proprio bambino per molte ore, per la prima volta.

Sicuramente una donna quando diventa mamma non è più quella di prima.

Ciò non significa però che sia da meno o che le manchi qualcosa rispetto a prima!

Potrebbe sembrare scontato ma non lo è: la consapevolezza di essere diverse, non più quelle di un tempo, è un buon punto di partenza per affrontare meglio il rientro al lavoro.

Diverse non significa appunto incapaci o non più in grado.

La maternità cambia, stravolge, modifica le priorità e il modo di vedere il mondo. 

Questo non vuol dire che una mamma sia per la sua condizione meno produttiva, anzi. 

Pensiamo a quanto le esperienze personali, di vita, possano far crescere in ogni ambito.

Riflettiamo su quanto vivere momenti potenti come la gravidanza, il parto, ti faccia sentire così forte e invincibile.

Riflettiamo poi su quanto aver dato alla luce una vita, ti porti ad essere allo stesso tempo così vulnerabile e dipendente da un altro essere umano.

Ragioniamo quindi su quanto tutto questo possa essere un arricchimento personale e relazionale.

Tutto ciò si può tradurre in nuove risorse come capacità empatica, di gestione dello stress, di ottimizzazione del tempo, e quindi maggior efficienza, e così via.

Come già anticipato, non si è più quelle di prima, cambia la disponibilità temporale che si ha per lavorare, cambiano le priorità, l’organizzazione minuziosa che c’è dietro ad ogni giornata, nulla è lasciato al caso;

Probabilmente non si può essere più flessibili e disponibili come un tempo, ma la voglia di esserci e mettercela tutta può essere più forte di prima. 

Una donna infatti può sentir di dover dimostrare di fare di più perché mamma.

E se il vecchio lavoro non è più adatto alla vita da mamma?

Può succedere. Anzi, succede! La donna sente il suo lavoro non più adatto alla nuova realtà e può, a partire da essa, trovare le forze per reinventarsi e costruirsi un lavoro più adatto, cucito su misura per la sua nuova vita.

Quello del lavoro può essere per una mamma uno spazio solo suo, di realizzazione personale, in cui sentirsi se stessa, viva, in cui potersi concentrare staccando la mente.

Le aspettative che la mamma ha legate al suo rientro a lavoro hanno sicuramente un peso importante, e tanto più si baseranno su un ideale di maternità idilliaco e poco realistico, tanto più potranno portare la mamma a vivere uno stato di frustrazione.

Rientrare al lavoro e separarsi dal proprio bambino

Il rientro al lavoro non è quasi mai facile, le preoccupazioni sono molte. 

Quello che spaventa più di ogni altra cosa è, di solito, la separazione dal bambino. 

Distacco che in realtà è qualcosa che gradualmente, con pazienza, va affrontato, incoraggiato, ed è fisiologico per lo sviluppo del bambino. 

La mamma invece vede il lavoro come l’unica vera causa per cui separarsi dal bambino e spesso fatica ad accettarla.

Per prepararsi ad affrontare al meglio questo passaggio è sicuramente importante giocare d’anticipo e con gradualità.

Iniziare a far sì che il bambino familiarizzi con la persona che si prenderà cura di lui, prima con la presenza del genitore e poi, un pò alla volta, da solo. 

La mamma ha bisogno di sentirsi sicura e di sapere che il suo piccolo starà bene anche senza di lei. 

È normale si senta assolutamente insostituibile ma non dimentichiamoci che i bambini hanno una grandissima capacità di adattamento e spesso ci sorprendono positivamente laddove invece noi siamo molto preoccupati. 

Come rendere fisiologico il distacco? Organizzazione, fiducia e pazienza!

Certo, vanno sempre evitati i cambiamenti bruschi o le cose fatte di fretta, senza rispetto dei tempi reciproci o senza tener conto dei bisogni del piccolo.

La routine va mantenuta quando si può, anche questo è qualcosa che trasmette sicurezza e tranquillità al bambino di fronte ai cambiamenti. 

La mamma un pò alla volta deve acquisire la consapevolezza che lei sarà sempre l’unica, che nessuno potrà mai prendere il suo posto.

Momenti di coccole, di amore, di rifornimento affettivo unici e speciali con il bambino, continueranno ad esserci e avranno ancora più valore. Ricordiamoci sempre dell’importanza della qualità e non della quantità, care mamme.

Mamma, molla il controllo!

Le persone che si prenderanno cura del bambino in assenza della madre, come nonne, zie, o anche il papà, compatibilmente con il suo lavoro, non dovranno “fare come lei”, ma troveranno il loro modo di stare con il bambino e di relazionarsi a lui, tenendo sempre conto dell’importanza di mantenere le sue abitudini e le regole date in famiglia dai genitori.

Interfacciarsi con persone diverse non può che essere un arricchimento per il bambino, uno stimolo, purché si abbia fiducia delle figure di riferimento scelte.

Tutte queste considerazioni possono non essere così automatiche per una mamma che magari è sopraffatta emotivamente!

Come farsi supportare nel momento del rientro al lavoro dopo la maternità

Per le ragioni su scritte, può essere utile che la mamma che sta vivendo un terremoto personale su più livelli, venga accompagnata da uno psicologo.

A volte bastano pochi colloqui che aiutano in modo sostanziale mamma, e bambino di riflesso, ad affrontare questo passaggio così delicato.

Si, hai capito bene, di riflesso, perché lavorare su di noi aiuta inevitabilmente anche chi ci sta attorno. E questo è un grande dono che facciamo alla nostra famiglia!

Attraverso l’appoggio di un professionista, la mamma può liberare tutte le sue emozioni e i pensieri che la preoccupano e che vanno accolti, allineati, ridimensionati e anche legittimati. 

E’ importante che una mamma si senta valorizzata per la sua voglia di rimettersi in gioco e che sia spronata a dar valore alle sue capacità e alle sue risorse. 

Mamma, rimettiti in gioco … con dolcezza e amor proprio

Senti il bisogno di tornare al lavoro, oppure è una condizione obbligatoria a cui non puoi sottrarti: il tempo non è più quello di prima, la testa può essere stanca, il corpo non riposato, ma non per questo devi desistere o non avere fiducia in te stessa e in quello che puoi fare, se è ciò che vuoi!

No, non sei più quella di prima, ma sei comunque in grado di dare il massimo, e lo stai già facendo: le corse, le notti insonni, le difficoltà di conciliare tutto.

È importante non avere un atteggiamento di rigidità: bisogna esser pronte a provare, ma anche a mettere in conto che può non andare come ti eri prefissata.

Potresti non trovarti più bene in quel posto di lavoro, e questo non deve essere vissuto come un fallimento personale: è un’opportunità che va colta, ma che non necessariamente sarà la definitiva.

Fare pace con i sensi di colpa: tappa obbligatoria

Si mie care lettrici, qualsiasi percorso di consapevolezza passa attraverso il “far pace con il vostro senso di colpa”.

Esso può attanagliare al pensiero di lasciare il bambino con qualcuno diverso dalla figura materna.

Una mamma in procinto di riprendere con il proprio lavoro, dovrà interiorizzare pian piano il fatto che il suo bambino, accompagnato con gradualità, starà bene anche senza di lei e si abituerà a stare con altre figure importanti e fondamentali. 

Non è abbandono. Questo passaggio va visto come una madre che prende per mano la propria creatura e la conduce gradualmente verso una nuova avventura e verso la conquista di autonomia.

Se ti affiderai a me, lavoreremo insieme sul senso di colpa provocato dall’idea di “abbandonare” il bambino e costringerlo senza di te, giustificando e legittimando il tuo bisogno di essere altro oltre a mamma.

Ti aiuterò a non sentirti in difetto, ti rassicurerò dicendoti che non toglierai nulla al rapporto con il tuo bambino.

Ti consiglio la mia pagina professionale per sentirti accolta e al sicuro e prenotare la tua prima consulenza con me: https://millifederica.com/pro-martina-melis

Rientrare al lavoro equivale a riappropriarci nella nostra interezza

Ci potrebbe essere la paura di non essere disponibili completamente per il nostro bambino, temendo di riversare su di lui lo stress legato al lavoro, e anche questa è una preoccupazione lecita da affrontare.

Ma non si può non pensare al fatto che non necessariamente la presenza costante h24 con il proprio figlio renda necessariamente una mamma sempre paziente e devota. 

Tutto dipende molto dal desiderio della mamma e dalla sua capacità di ascoltarsi e assecondare quello che sente.

D’altro canto i bambini ci devono conoscere per quello che siamo, nella nostra autenticità, con i nostri limiti e i nostri difetti, con i nostri pensieri non sempre felici e i nostri momenti no, tutto ovviamente nei limiti di una situazione di tutela e rispetto del bambino. 

Tutto questo ci rende terribilmente e meravigliosamente umane.

Non sei una pessima madre, sei una donna meravigliosa

Lo scoglio più grande, il più delle volte, è ammettere che si ha bisogno anche di essere qualcos’altro oltre che mamma.

Ascoltarsi, avere il coraggio di farlo e agire di conseguenza, non deve farti sentire una cattiva madre perché non toglie nulla al tuo ruolo.

All’opposto, reprimere le proprie passioni, soffocare i nostri desideri, è qualcosa che nel tempo logora, nonostante si possa avere l’illusione di tenere tutto sotto controllo come una piccola fiamma che difficilmente si spegnerà.

Ascoltarsi, sintonizzarsi su se stesse, acquisire consapevolezza su ciò che vi fa bene e di cui avete bisogno e avere il coraggio di metterlo in pratica senza sentirsi madri degeneri, è un salto che non sempre si riesce a fare da sole.

L’aspetto emotivo ha un peso non indifferente e può sopraffare, e proprio per questo io sono qui a porgervi la mia mano per aiutarvi a fare luce in voi stesse e ad accompagnarvi nella ricerca del vostro nuovo equilibrio, come donne e come mamme.

Se ci sei già passata, ma ritieni che questo articolo possa aiutare la tua migliore amica, tua sorella, o la tua collega così in crisi, inviale questo articolo: te ne sarà grata!

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